Storie di donne con la valigia

La snob loves berlin

Ho sempre avuto un debole per le tematiche femminili ma non mi sono mai riconosciuta nella definizione di femminista. Ammiro chi prima di me si é battuta per quei diritti fondamentali e quei doveri elementari a cui le donne non avevano accesso per una mera questione di genere. Ammiro quelle donne che continuano a manifestare e a far sentire la loro voce per combattere quelle stupide discriminazioni che purtroppo appartengono, ancora, anche alla nostra generazione e al nostro mondo, seppur definito avanzato. Ma non sono femminista. Ci sono donne a cui non affiderei neanche l’ultima delle mie chiavette USB. Non sopporto la diffusa definizione di ragazze con le palle per ovvie ragioni: le donne non sono portatrici di testosteronici e spelacchiati testicoli e soprattutto non mi risulta che i suddetti possano essere utilizzati come sinonimo di forza e tenacia e determinazione. Non credo nell’alibi maschilista degli ormoni premestruali per giustificare i continui cambi d’umore o le reazioni lunatiche e ingiustificate delle loro compagne. Conosco uomini che per quanto barbuti e indenni al flusso mensile sono capaci di passare, il tempo di un battito di mani, dalla modalitá sorriso alla modalitá faccia da cazzo. Roba che manco Giucas Casella a Domenica In negli anni ’90. Non credo che le domande a cui cerchiamo di rispondere da anni ruotino intorno alla questione di genere. Credo nel confronto e nel dialogo tra essere umani e personalitá a prescindere dalla loro natura sessuale. Detto ció, realisticamente parlando, viviamo ancora in un contesto storico in cui le differenze di genere ci sono, sono tangibili e influiscono sulla nostra routine quotidiana. Non appartengo a nessun movimento rivoluzionario che combatte in nome della libertá della vagina ma riconosco la necessitá di fare gruppo, specialmente fra donne, specialmente se espatriate.

Quando Katia mi contattó chiedendomi se volevo scrivere sulla pagina Facebook di Donne che emigrano all’estero, lei che aveva giá fatto il calcolo donne +gruppo +expat +facciamoci sentire, pensai che poteva essere l’occasione giusta per condividere il mio punto di vista lontano con donne che avevano fatto la mia stessa scelta. Entrai nel gruppo come la voce snob e berlinese della pagina, cercando di raccontare a modo mio quella che era la mia realtá all’ombra della torre di Alexanderplatz. Cercai di raccontare il punto di vista di una ragazza che autonomamente e in totale libertá aveva deciso di fare la valigia e spinta principalmente da una strana forma di curiositá atavica aveva deciso di emigrare. Fino a quel momento mi ero sempre sentita solo un numero dispari di una qualche statistica italiana raffigurante i nuovi migranti del BelPaese. Poi ho incominciato a vedermi come una voce. Una specie di grillo parlante al femminile con la responsabilitá di far conoscere una dimensione sociale ed emotiva diversa, fuori dai confini nazionali. Un mondo non migliore ma differente. Fino a quel momento mi ero sempre sentita solo come una blogger solitaria e migrante. Poi ho cominciato a sentirmi come parte di un progetto di scambio nonché parte di una comunitá di donne coraggiose, raffinate, indipendenti, determinate, risolute, tenaci, forti, autonome, libere e soprattutto con la valigia. Come me. Donne pronte al confronto, decise a realizzare i propri sogni non solo ad inseguirli, donne disponibili a raccontare e condividere la propria esperienza di vita per essere fonte d’ispirazione per altre donne. Ed é vero che non amo le differenze di genere ma é anche vero che ancora oggi per una donna, specialmente in determinati contesti, é ancora difficile dominare le proprie paure e le altrui aspettative invece che farsi cullare dalle proprie personali aspirazioni. Dunque, perché non prendere idee e leggere del coraggio di altre donne?

Cominciai cosí la mia avventura sulla pagina, che continua ancora adesso nonostante il mio orizzonte visivo non comprenda piú vialoni socialisti e archittetture parallelepipediche. Una collaborazione che mi ha fatto capire cosa vuol dire credere concretamente in un progetto e mi ha dato un certo ordine, a me, che in un qualche modo ho sempre dato retta alla natura ribelle dei miei ricci. Esiste un “dietro le quinte” anche dietro ad una pagina Facebook, fatto di un coordinamento centrale, mail collettive, orari e spazi da rispettare e lavoro di squadra da portare avanti,  specialmente quando chi scrive lo fa a diverse latitudini nonché su diversi fusi orari. Grazie a Katia, al suo impegno, alla sua determinazione, al suo interesse e soprattutto al suo tempo e alla sua pazienza, ora la pagina Facebook é diventata sia un e-book che un sito internet. Un e-book disponibile cliccando su questo LINK e i cui introiti andranno devoluti all’associazione AiBi che si occupa di infanzia in difficoltá e per cui lavora Silvia, corrispondente dal Nepal. Sei, anzi dico cinque euro e novantanove centesimi, il tempo di qualche clicksss e lo spazio di tre caffé perció non abbiate le braccia corte. Inutile dirvi che ci sono anche le storie della snob berlinese. Inutile dirvi che invece ci vediamo a breve sul sito internet per le avventure downunder.

Viel Spaß, darlings!

 

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