Loser

La snob loves berlin


Complice una città deserta, il caldo, amici teenager che si perdono nel fine settimana o che sono già perse in qualche cocktail da spiaggia, ho trovato chi mi farà compagnia durante questa estate tutta asfalto e aria condizionata: le Olimpiadi. Per quanto non ami tutto questo nazionalismo a reti unificate, scandali doping, nuove facce atletiche da social che a fine Settembre torneranno nell’ombra del dimenticatoio, è innegabile il fascino della gara olimpica, soprattutto il fascino dei perdenti. Così, inebetita e accaldata, mi sono ritrovata a guardare in una Domenica sera magicamente silenziosa le ragazze dei tuffi, quelle che in 4 secondi di sospensione si giocano anni di rinunce, sacrifici, chilometri macinati per raggiungere allenatori e compagni di vita. Tutti i giorni per anni.Una moltiplicazione temporale che odora di tenacia, determinazione, forza. Il nome delle vincitrici era già scritto sui muscoli tesi e perfettamente sincronizzati delle cinesi. Neanche il segno dell’ emozione sul viso, neanche un alluce fuori posto, un mignolo tremolante. Solo concentrazione, equilibrio. Oro. Per loro due pacche sulle spalle a mo’ di ruttino neonatale da parte degli allenatori e un daje sussurrato nell’orecchio. Argento per le italiane, tutte abbracci e baci e telefonini, bandiere disegnate sul viso, direttori, trombette, rappresentanti, delegati internazionali, genitori, mariti. Tutto insieme. Alla premiazione, con quella tuta Armani bianca e nera, sapevano di smorfia napoletana, numero 77, le gambe delle donne. Bronzo per le australiane che manco se ne sono accorte. E poi loro, le quarte, le canadesi e la loro disperazione. Per 0.87 centesimi di punto non vedranno il loro nome brillare sugli annali dello sport mondiale. Lacrime e mani in testa. Il replay dei tuffi, la classifica che sottolinea il mancato podio e un rodimento di culo difficile da dimenticare.
#loser #Rio2016 #Olimpiadi2016 #daje
Credits @Google

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