Italians do it better

La snob australian edition

Episodio Numero 1
Sydney 26 Dicembre 2015. Boxing day. Ore 4:45 a.m.

I presupposti per avere davanti a me una giornata impegnativa c’erano tutti. O meglio c’era quello che per me rappresenta da sempre il più grande ostacolo: la sveglia presto. Il telefonino aveva suonato alle ore  4:30 esatte. Manco il sole si sveglia così presto per andare a lavorare. Presa dall’ansia di non svegliarmi non avevo neanche dormito così bene. Neanche il tempo di accorgermi di esistere che ricevo il messaggio sul telefonino della compagnia dei taxi della City. Qualcuno mi stava aspettando là fuori, mi dovevo muovere.

Indonesia. Seminyak. Day 6.

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Day 6: Seminyak. Saluto Ubud con un bagno alle terme in mezzo alla foresta. Credo di non aver mai visto cosí tanto verde tutto insieme. Mi chiedo come mai non esista un colore Verde Bali in campionario. Mi porto dietro tutto il Karma, i Chakra, lo Yoga e il cibo vegano che avvolgono questo paesino tra le risaie, l’unico posto al mondo in cui i negozi di souvenirs vendono borse porta tappettino yoga e apribottiglia a forma di pene. Tutto insieme. Pare che l’equilibrio si possa trovare anche cosí: aprendo una birra con un cazzo in mano. Ho trovato la mia anima a Ubud e in compenso ho perso la carta di credito. Un equo scambio. Fischiettando canzoni Hindu con Agung sono arrivata a Seminyak, sul mare, in un hotel in cui piovono zanzare e cinesi. Seminyak, la Magaluf di Bali, attualmente risulta abitata da: giovani turisti russi dal senso estetico e civile discutibile, giovani australiani in vacanza che vengono qui ad ubriacarsi per bene visto il costo proibitivo dell’alcool in patria, snelle famiglie francesi e grasse famiglie inglesi con frotte di nani bipedi e urlanti o adolescenti brufolosi al seguito, nuove leve di surfisti che a giudicare dagli addominali hanno ancora tanto lavoro da fare, indonesiani con una scarsa attenzione per le regole stradali che si basano sull’unico principio di non scontrarsi e coppie di occidentali, di nazionalitá varia, impegnati a pubblicare sui social selfie in riva al mare con annesso cocco. Noiosi. Poi ovviamente ci sono i cinesi, le zanzare e la sottoscritta. E i motorini. 

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Selfie con Agung

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Selfie con Agung. Una delle cose da fare appena si arriva in Asia é farsi amico un driver. Qualunque siano i piani futuri. Agung parla inglese comprensibile in un paese in cui la lingua locale suona piú o meno cosí: palacalagangatalamalatalavalalalgangangag. Agung vive con la figlia, la moglie e i genitori vicino ad Ubud. Compra 25 chili di riso ogni due settimane perché lui e la famiglia se magnano riso tre volte al giorno. Agung ama Donald Trump e crede che tutti i musulmani siano pericolosi, lui che vive nel paese con la piú alta percentuale di devoti di Maometto al mondo. Inutile dissuaderlo invece che il primo, il magnate, probabilmente lo farebbe fuori in un nanosecondo non appena varcata la frontiera statunitense. Agung ama il calcio, tanto da mettere il logo del Real Madrid sul suo biglietto da visita. Ma non ama i turisti spagnoli e italiani. Parlano tanto e spendono poco. Mica come i russi. Se il nonno di Agung non si fosse sputtanato tutti i soldi scommettendo sui galli ora Agung avrebbe terreni da vendere ai ricchi occidentali che vengono qui a rigenerarsi i Chakra. Agung ha 28 anni, una laurea in legge e fa l’autista perché guadagna molto meglio. Agung, con fare da galletto, si vanta con me di avere più di 1000 followerss su Instagram, roba da far ingelosire la blogger che c’é in me. Siamo proprio tutti uguali. 

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Indonesia. Ubud. Day 1

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Day 1: Ubud. Nel giro di 12 ore ho ricevuto due proposte di matrimonio e una cinquantina di inviti a prendere un taxi. Robe che dovrebbero succedere anche a Milano in una giornata di pioggia. L’arrivo in Asia si fa sentire, come sempre. Soprattutto nel naso, quel misto di incenso, fogna, pesce essicato. Uno shock olfattivo che dovrebbe essere usato nei casi di svenimento. Ubud é la stessa cittadina dove é stato girato parte del film “Eat, pray, love” con la Roberts, quella sbobba commerciale che ha rovinato la vita di molte donne. Peggio di alcuni uomini e delle tette finte a 18 anni. Ad ogni modo é pieno di donne sole con un fiore in testa che si sentono un po’ Julia e neanche l’ombra di uno Javier Bardem qualunque. 

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L’essenziale

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L’essenziale. That’s it signori! Un anno. Boom. Volato. Senza filtri. 365 giorni dall’altra parte del mondo per scrivere uno dei capitoli fondamentali. Potrei dilungarmi ma non lo faró. Sono diventata un’ amante dell’essenziale. Per ora saluto Sydney cosí con qualche lacrima, il cielo azzurro, una carica di abbracci e baci. Torneró presto per dire nuovamente arrivederci. Un punto e virgola perché io i punti non riesco a metterli neppure sulle i. Per un periodo ci mettevo i cuoricini, dannata adolescenza. Ora inizia la vera avventura. 10kg e poco piú. 2 mesi. 4 paesi. Sulla strada incontreró persone nuove e amici, perché quelli ci sono sempre, senza confini. Parte del viaggio sará con me stessa. Senza paure. Come deve essere quando si ha l’ingenuitá dell’incoscienza e la curiositá dell’avventura dalla propria parte. Dal bagno del Terminal 1 vi auguro buon anno. Che sia ricco e leggero. Essenziale ed importante. Next destination: Indonesia. Stay tuned! Ciao snobboni! 

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