A ventiquattro gradini e trentasei passi dal paradiso

Giorno 7 – Mattina

Dopo una notte da mille e una zanzara a Ella la decisione é evidente e chiara anche a chi non capisce l’italiano. Le ragazze devono andare al mare. E che mare sia.
Questa volta peró si scende a valle con il bus. Perché tre ore tra sedili molto usati e bigliettai acrobati valgono piú di qualsiasi altro viaggio su quattro ruote, seppur piú comodo ma sicuramente meno folcloristico.

Ci caricano quasi al volo, che tanto in Sri Lanka c’é caldo e le porte del bus rimangono sempre aperte. Pochi posti sono liberi ma fortunatamente riusciamo a trovare sistemazione tra signore in sari, subwoofer giganti che sparano ininterrottamente musica indiana ad alto volume, bambini dagli occhi grandi come la luna piena e coppie piacevolmente e profondamente addormentate.

Alla prima curva capiamo che il viaggio sará impegnativo, per lo meno per i nostri bicipiti. L’autista probabilmente crede di partecipare ad una gara di discesa libera su asfalto e scivola sulle curve della montagna senza contemplare l’utilizzo dei freni. Il volante invece lo usa molto bene e ad ogni curva o ad ogni sorpasso o ti tieni con braccia e gambe oppure voli dal finestrino. La guida del provetto autista mette in imbarazzo anche chi il bus lo prende molto piú spesso di noi. Ci scambiamo occhiate di supporto e solidarietá e in silenzio continuiamo a stringere il sedile davanti a noi. Qualcuno stringe anche i denti in segno di sofferenza mentre qualcun’altro vomita, ma lo fa con cosí tanta discrezione che nonostante sia accanto a me, fatico ad accorgemene.

Una volta arrivati in pianura, sono l’acceleratore e il clacson i protagonisti principali e se braccia e gambe possono stare a riposo sono gli occhi a rimanere chiusi e stretti. Per non vedere, per esempio, quel tuk tuk che durante un sorpasso sembra stia entrando direttamente dentro l’autobus. Non esistono regole sulle strade statali in Sri Lanka e si fa un po’ quello che si vuole. L’autista deve fare la spesa? Ci si ferma tutti, l’autista scende, compra la frutta e si riparte. Ma che domande sono.

Facciamo qualche altra sosta, durante ognuna delle quali salgono interessanti venditori di banane, ananas, uva, acqua, pannocchie e biglietti della lotteria. Quasi a volerti dire: scommettiamo che arriverai a destinazione sana e felice?

Giorno 7 – Pomeriggio

Chiudete gli occhi e immaginate una lunga e desolata distesa di mare e conchiglie. Lunghe palme qua e lá, nessun rumore, se non l’incedere costante delle onde, che sbattono e ti sbattono. Granelli di sabbia ovunque, di quelli che non vanno piú via. Nuvole calde che nascondono la luce ma che donano ombra e fresco.
Immaginate di non dover indossare le scarpe per tre giorni. Solo piedi nudi, pelle, sabbia, acqua. Immaginate colazioni con vista sull’orizzonte e in bocca il gusto rotondo della papaya e il sapore pungente dell’ananas. Immaginate un’amaca e un dondolo perché per rilassarsi e sognare bisogna essere comodi e ad un metro sopra il cielo. Immaginate la notte, fatta solo di costellazioni e stelle cadenti, lanterne lontane e pescatori al lavoro e timide tartarughe che provano a dare vita. Immaginate musiche sfocate e passeggiate a zig zag per schivare i granchi.

Mentre voi immaginate, perché credetemi non é un pesce d’Aprile, noi eravamo lá. Al Ganesh Garden di Tangalle.

A ventiquattro gradini e trentasei passi dal paradiso.

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people

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