Italia: in bianco e nero da Milano a Roma

Un viaggio in Italia. Dalla nebbiosa Milano alla calda Roma. Dieci giorni a zonzo, tra taxi, treni, panini e caffé. Dal carnevale ambrosiano alla primavera romana. Uno sguardo romantico e sexy sulla penisola e sulle cittá italiane.

Milano é sempre Milano. Dagli occhi cinici, dal passo frenetico, dalle linee dinamiche. Timida, tiepida, nasconde il suo tesoro all’interno dei cortili. Sempre pronta, sempre piú internazionale, sempre piú organizzata. Russia e Cina in prima linea per finanziare quello stile e quella moda che ci hanno fatto conoscere nel mondo ma che purtroppo non riusciamo piú a preservare, succhiati ormai dal vortice effimero di tatuate farfalline e plastici televisivi. Un Sabato trascorso tra giovani bionde che trottano su tacchi pungenti in cerca dell’incontro che dará la svolta alla loro vita e trentenni precarie in fila per farsi fotografare sorridenti, ammiccanti e ridicole di fronte ai prominenti addominali di ventenni dai capelli dorati, simbolo di una societá perfetta che esiste solo nei cartelloni pubblicitari e tra le pagine dei fashion magazine. Immigrati di seconda generazione che strisciano le vocali e mangiano cassöla, suv bianchi e coupé rosse in doppia fila per uno shopping veloce, in una Milano meno da bere e piú da pere. Una percentuale di cocainomani e drogati che aumenta a dismisura, perché la crisi non esiste e se esistesse é meglio buttarci sopra un pó di polvere bianca per renderla piú piacevole. Poi ti allontani dal quadrilatero piú famoso e capisci che la crisi esiste. Eccome se esiste e neanche un Grande Puffo che vaga perso sotto la Madonnina puó farcelo dimenticare.

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Roma, caput mundi. Centro nevralgico di tutto il meglio e di tutto il peggio del passato e del presente italiano. Chissá, forse anche del futuro. Enorme, casinista, scomoda, nevrotica. Romantica, bellissima, dolce. Ci fa da madre sebbene non ci abbia tenuti nel suo grembo. Ci riscalda e ci coccola, ci fa stare bene e ci accontenta. Ogni tanto ci chiede qualche cosa in cambio che sia un bacio, che sia una moneta. Sará sempre l’ombelico d’Italia; soffocata dal cordone di tradizioni e usi passati e superati, un legame che dá vita ma che se non si taglia non dá autonomia e indipendenza ma solo morte. Piagnucola e si lamenta dalle bocche delle mille fontane, ride e gioisce tra le strette strade e nei corridoi della cittá; si rilassa e prende il sole nelle piazze, si nasconde preservandosi dal futuro e per il futuro.

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