Trotterellando verso il Nord

Giorno 2
L’impatto con i trentatré gradi é piú piacevole del previsto. L’aspetto drammatico é solo nella presenza di un esercito di zanzare assettato di sangue fresco e nuovo.
Dopo aver volato per un bel pò di ore sopra le nuvole e sopra i deserti, Colombo e finalmente sotto i nostri piedi gonfi.

Ad accoglierci un grande Buddha e un gentile funzionario della dogana che ci dona un pacchetto a testa. Dentro una scheda telefonica cingalese da cinquanta Rupie, meno di cinquanta centesimi  europei. Sembra che abbiano capito come mettere a proprio agio i viaggiatori. La scheda telefonica ci sará infatti utile successivamente per comunicazioni pratiche con ostelli e giovani guidatori di Tuk Tuk. Ma questa é tutta un’altra storia.

Capiamo definitivamente che siamo arrivate in un altro pezzo di mondo quando varcata la soglia degli arrivi, prima di ritirare gli zaini, ci imbattiamo in uno stormo di hostess e venditori e negozi di elettrodomestici. D’altronde che fai, non te lo compri un figorifero appena arrivi in Sri Lanka?

Abitudini diverse dalle nostre. Capiremo dopo che quello che per noi é ovvio, in Sri Lanka a volte viene considerato come una ricchezza straordinaria.

La prima cena trascorre lenta tra gli occhi spalancati e stupiti dei clienti di una tavola calda di Negombo. Tre ragazze italiane “white skin” sedute al tavolo affianco a loro non sono cose che si vedono tutti i giorni. Curiosi sin dalla prima parola che ci rivolgono, vogliono sapere chi siamo, da dove veniamo e, come la maggior parte degli stranieri, si illuminano non appena sentono la parola Italia. Ridono tantissimo e una volta che capiamo come incontrare il loro sorriso é tutto molto piú semplice.

Giorno 4

Dopo aver visitato il mercato del pesce di Negombo, dove il sale cuoce quanto il sole e dove distese di pesce giacciono ordinate sulla spiaggia per essiccare e diventare un giorno spuntino pomeridiano di un amante del pesce secco, decidiamo di lasciare il mare per dirigerci verso Nord.

Per risparmiare tempo optiamo di farci accompagnare da un’autista. Soluzione valida anche se si ha un budget limitato e soprattutto se si hanno i giorni contati.

La meta é l’antica capitale Anurādhapura, cittá che custodisce le vecchie rovine di quella che fu la prima civiltá a vivere sull’isola di Ceylon.

Sono previste diverse ore di viaggio. In macchina.

L’impatto con il traffico e con le strade del luogo é traumatico. Per chiunque arrivi dall’Europa. Per lo meno per chiunque non sia abituato a sorpassare Tuk Tuk, mucche, biciclette cariche di scope e carri carichi di cocchi.

Anurādhapura merita una visita massimo di un giorno.

La bellezza della cittá non sta tanto nelle rovine ma nella spiritualitá che si respira e nei pellegrini che accorrono in queste terre, per celebrare, per esempio, un vecchio albero di fico, lo Sri Maha Bodhi,  figlio di quell’albero testimone dell’illuminazione di Siddharta. Lo Sri Maha Bodhi che ora custodisce le preghiere e la speranza di tutti quelli che non hanno perso il coraggio di crederci.

Per noi, occidentali, la vera sfida non é tanto quella di affidare il nostro destino alla Natura ma piuttosto affrontare la visita ai sacri luoghi con i piedi scalzi.

Impareremo che tutti i luoghi sacri vanno onorati senza scarpe perché il contatto con la terra e con il divino passa per la pelle. Gli Dei non amano i calzini e le sneakers.

Camminiamo, tra scimmie affamate e venditori di scope, capre selvatiche e fumi d’incenso, seguendo i candidi pellegrini vestiti di bianco e nascosti sotto un’onda rumorosa e arancione.

Gli Dei non amano neanche il nero.

Arancione

bambini

Bellissimo

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In preghiera

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